Età Imperiale : Il Genio Visionario del Rinascimento Pagano, L’Imperatore-Dio Nero

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C’e’ un motivo ben preciso per colpa del quale gli Italiani meno degli stranieri apprezzano la propria nazione, questo motivo è il

Marxismo.

Se le generazioni post seconda guerr amondiale non avessero studiato nei libri scritti dai marxisti oggi saprebbero apprezzare la realtà molto meglio di adesso.
Il nostro passato imperiale trattato in maniera a dir poco superficiale nei libri scolastici, omissione di proposito, interpretazioni di convenienza, poche immagini per coprire il vero volto della storia umana che i marxisti intendono coprire con le mani ed il culo.

Ma non vi voglio parlare dei marxisti, già per loro parlano i giornali, loro comandano la nostra società, i problemi li creano e li lasciano inalterati, questo il loro credo, o non credo, il nichilismo delle nostre tradizioni, delle nostre radici, e della nostra Storia.

Nerone, ancora prima di Adriano, volle con spirito visionario la costruzione di opere uniche, come la Statua del Dio Apollo, il Dio del Sole, complice dell’influenza di Akhenaton dall’Egitto. Gli imperatori, per come ho già avuto modo di spiegare, stavano cercando in tutti i modi di fondere potere spirituale e potere temporale perchè il loro nemico più grande non erano le popolazionis traniere ma i loro stessi sudditi, l’opinione pubblica, la voce del dissenso, o della popolarità, attraverso miti e leggende. Diventando Dei gli Imperatori pensavano con certezza che la maggioranza assoluta del popolo sarebbe stata sempre dalla loro parte. Una pura illusione, così come la nuova religione da loro fondata allo scopo. Paghiamo ancora oggi le conseguenze di questa loro strategia. In tutto il mondo.

Non sappiamo come era il Colosso di Nerone, possiamo solo ipotizzare, dato che la statua venne rimossa dopo il suidicio dell’Imperatore, considerata forse di cattivo auspicio data la morte violenta che l’Imperatore richiese, come quasi tutti i più grandi artisti visionari che vennero dopo di lui.

Ma il genio narciso ed il gusto dell’Imperatore Nero si rivela in un’altra opera, seppur minore come dimensione fisica, assai maggiore a mio giudizio è il suo valore, tra l’altro arrivata a noi intatta in tutto il suo splendore.

La Vasca da Bagno del Dio Nero

La vasca da bagno di Nerone, fu commissionata dall’Imperatore stesso durante il suo Regno, tra il 54 e il 68 d.C.
La vasca da bagno è gigante, 7 metri e 62 centimetri di diametro, scolpita da una roccia viola super rara chiamata porfido imperiale.

Val la pena di approfondire sul porfido imperiale, dato che è esso è un altro elemento pagano che fu traslato negli archetipi cristiani, dagli Imperatori Flavi che vollero decretare la loro origine divina e non umana agli occhi degli ebrei.

Wikipedia:

In particolare i Romani chiamavano “porfido” (lapis porphyrites) una particolare varietà proveniente dall’Egitto, dopo la conquista di Augusto, del 31 a.C., da cave di proprietà imperiale sul Mons Porphyrites o Mons Igneus, un massiccio montuoso oggi chiamato Gebel Dokhan situato ad ovest di Hurghada, nel deserto orientale egiziano. Si tratta di un materiale estremamente duro e difficile da lavorare, già utilizzato dai sovrani egiziani ed estremamente apprezzato, per il suo acceso colore rosso, associato alla dignità imperiale. Il porfido era quindi usato per opere destinate all’imperatore e alla ristretta cerchia della sua famiglia. Dal V secolo il suo colore rosso venne assimilato al culto del corpo di Cristo, riservandone l’uso all’onore dei soli imperatori

Fu rubata dal palazzo di Nerone poco dopo il suo suicidio e ora si trova nei Musei Vaticani, ma faceva originariamente parte della Domus Aurea.

Tourblink:

La figura dell’Imperatore Nerone è associata generalmente alla figura del tiranno e dell’incendiario. Ma è a lui che dobbiamo la costruzione di un eccezionale complesso monumentale, la Domus Aurea (o Casa d’oro). Questa casa venne riscoperta alla fine del XV secolo, quando un romano precipitò per sbaglio in un buco nel terreno, che poi si rivelò essere una delle stanze della casa, sepolta per secoli. Da quel momento, le rovine furono visitate molte volte; furono scoperte incredibili decorazioni. Così, le “grottesche” (dipinti così chiamati perché si pensava adornassero le pareti delle caverne) divennero motivi decorativi alla moda e ampiamente utilizzati dai pittori del Rinascimento.

Plinio evoca il palazzo di Nerone nella sua Storia Naturale e contribuisce alla leggenda di questo luogo che si dice tanto grande che “abbracciava tutta Roma”. Fu dopo l’incendio di Roma, nel 64 d. C., che Nerone costruì questo complesso architettonico, che comprendeva dei giardini e un lago artificiale. Non possiamo davvero parlare di una residenza perché mancano elementi essenziali, come cucine o latrine, ma più di un palazzo cerimoniale. Dopo la morte di Nerone nell’anno 68 d. C., la Domus cade nell’oblio. Poi l’imperatore Traiano decise di ricoprirla di terra. Nello stesso momento in cui viene innalzato il Colosseo tra il 72 e l’80 d. C., la Domus viene dimenticata.

Ciò che vediamo è una vasca, quella dello stesso Imperatore Nerone. Dalle dimensioni, si può capire il lusso e l’importanza dell’opera all’interno della Domus Aurea. La decorazione di questo luogo era realizzata con marmi, pietre preziose, mosaici e rivestimenti dorati che adornavano le pareti dell’edificio. Molti degli affreschi della Domus si sono ancora conservati e le rappresentazioni degli artisti del Rinascimento e del XVIII secolo ci permettono di immaginare meglio queste stanze nascoste. Su sfondi rossi, ocra o persino neri, erano rappresentate soprattutto scene mitologiche.

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