Condottiere dell’Era Moderna : Sibilla Aleramo, La Venere Messaggera degli Dei che amò Julius Evola

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La storia di Sibilla Aleramo è la vera storia del femminismo in Italia, un fenomeno dell’era moderna e che chiamare femminismo ne ha già reso acerbi i frutti.

Chiaramente lo stress dell’Era Moderna ha imbruttito l’uomo nei riguardi della donna, questo già più di cento anni fa.

L’alienazione dell’uomo alimentata dalla bruttezza dell’esistenza moderna ha fatto rifuggiare questo in un vicolo mortale, un labirinto creato da questi pensieri cupi che vorticano senza fine come un tornado gigantesco sulle sponde di un oceano. La via facile all’imbastardimento audio e visivo causato da queste visioni dell’Oscurità è sbronzarsi, o intontirsi, oggi come nell’antichità. Imperi sono crollati per quest’intontimento generale, civiltà sono svanite, inghiottite interamente da questa immensa oscurità, che è la l’incapacità stessa di fuggire dall’ignoto.

Mentre nelle culture di un tempo solo pochi erano condannati alla visione dell’ignoto, ed erano gli stessi che guidavano come condottieri i loro popoli, le loro genti, oggi questa apocalisse stroboscopica psicocinetica è parte integrante ed attiva del nostro Io.

Non tutti possono affrontarla e vincerla, e i pochi che sanno giostrare con l’ignoto oggi non sono più visti come i grandi condottieri di un tempo.

In questo spaccato temporale si inserisce la figura di Sibilla Aleramo, la Venere inviataci dagli Dei, per mostrarci come la Madre, la Guardiana della Casa, l’Educatrice, la Consigliera, la Solenne Compagna d’Arme dell’Uomo, maltrattata ed umiliata nel suo profondo esige che questo nuovo tipo di uomo venga messo in ginocchio, che venga punito, e persino sfregiato. Gli Dei vogliono così pareggiare i conti, e far risvegliare l’uomo dall’intontimento che si è auto-inflitto, e farlo ritornare desto e vigile affinchè la sua compagna torni al suo fianco, ed insieme affrontino con un sorriso il salto nell’Ignoto.

La Aleramo rientra in questa perfetta descrizione, prova certa ne è il suo incontro “neo-pagano” con Julius Evola, il Primo dei Maestri e Baroni Sith.

Le degenerazioni che si estesero nel corso di tutta la sua vita dopo aver abbandonato il marito ed il figlio sono un monito ai cloni di Sibilla, cioè alle femministe, e all’Uomo moderno stesso. Evola non l’avrebbe presa nemmeno in considerazione se non fosse perchè in Sibilla lui vide ciò che le donne moderne sarebbero diventate in massa e si sforzò di trovare da questa donna una soluzione al fine di evitare la catastrofe sociale che stiamo vivendo ai nostri giorni.

Ora sappiamo, per chi legge la vita di Sibilla, quale è la fine ingloriosa di queste donne:

Essere inghiottite dall’Oscurità.

Lidenbrock:

La Setta dei Magi e il Gruppo di Ur – Sibilla Aleramo a Roma

Sibilla Aleramo va oltre, si insedia in nuovi e più sorprendenti lidi, inizia ad attingere conoscenze tra coloro che ruotano a Roma intorno al misterioso Gruppo di Ur – espressione pubblica di una catena magica segreta volta a determinare in senso neo pagano le sorti politiche e religioso-culturali dell’intera nazione – tra cui lo scrittore ed esoterista Julius Evola (1898-1974), il pitagorico Arturo Reghini (1878-1946), il mago occultista Giulo Parise (1902-1969), tutti frequentatori di associazioni teosofiche e di circoli esoterici, conoscitori e propugnatori dell’antica «Sapienza magica» su cui la civiltà italica e la cultura occidentale avrebbero, loro ne sono convinti, tratto origine.

Julius Evola

Il triangolo amoroso che nasce al confine con questa Setta dei magi, e che coinvolge Aleramo, Parise ed Evola, è una sorta di lunga iniziazione erotica e magica, rievocata nel romanzo autobiografico, della scrittrice Amo, dunque sono (1933). La celebrazione dell’Ignoto, della morte come rinascita, della pazzia, dell’eccitazione erotica iniziatica, della sperimentazione più disinibita sono il sacro fuoco che infiamma la vicenda Aleramo-Parise-Evola. Sibilla, che ha quasi cinquant’anni, già amante di Evola tra il 1925 e il 1926, incontra Parise nel salotto della ricca e capricciosa marchesa Picardi, celebrità del, diremmo oggi, gossip romano, abituata a chiedere ai suoi ospiti di denudarsi per accontentare ogni suo «illecito sfizio».

La Disumanazione

È grazie all’amante mago, «bellissimo tra i belli», che ella inizia a comprendere il senso del «disumanarsi di tratto in tratto […[ straniarsi, […] farsi maschere di dei e di stregoni, simboli, forse è necessaria l’operazione perversa dei filtri, degli incantesimi occulti, nel regno sotterraneo delle scienze magiche ed esoteriche» (Simone Caltabellota, Un amore degli anni Venti, Salani Editore, Milano 2015, edizione digitale, posizione n. 359). Forse questa «disumanazione» è ciò che lo stesso Parise le chiede, quando la sottopone alle Prove segrete, fatte di magia e rituali sessuali, mediante le quali i loro spiriti inquieti possano finalmente incontrarsi, sublimati dalla «purificazione dei sensi mercé l’avvento nel mondo di una nuova coppia perfetta […] quella che supererà ogni antitesi con la compenetrazione spirituale» (S. Caltabellota, op. cit., pos. 729).

Nel 1935 Sibilla Aleramo instaura una nuova relazione con Franco Matacotta (1916-1978), di quarant’anni più giovane, il quale le resterà accanto per dieci anni. Nel 1959, poco prima di morire, la scrittrice destina al Partito Comunista Italiano, esecutori testamentari Palmiro Togliatti (1893-1964) e Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975), tutti i suoi beni, inclusi i diritti derivanti dalla pubblicazione delle sue opere. L’immagine della scrittrice femminista emancipata, libera e in eroica opposizione al regime maschilista, che l’aveva condannata da giovanissima a un matrimonio infelice, è stata restituita alla storia, opportunamente epurata, dagli anni Sessanta in poi, quando un’altra Faccio, Adele (1920-2007), nipote della Aleramo, avrebbe dato vita alle lotte del femminismo radicale italiano insieme a Emma Bonino.
Sibilla Aleramo resta, dunque, la scrittrice non scrittrice, che la cultura e la storia italiana hanno celebrato sulla moneta da 20 centesimi di lire, realizzata su ritratto del simbolista Leonardo Bistolfi (1859-1933), ammiratore di Cesare Lombroso (1835-1909) e amico di Giovanni Cena

Sibilla fu la moneta, o obolo, da pagare, un prezzo molto salato che ancora le donne pagano.

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