Vaccini : Cambiamento Totale di Rotta, Preferire AstraZeneca a Tutti gli Altri

Basato su adenovirus di scimmia il vaccino farà il suo lavoro senza apportare dentro alcuna mutazione genetica. Inoltre abbiamo cercato in lungo e largo effetti collaterali significativi all’AstraZeneca, al momento non ne abbiamo trovati. La sua efficacia è stata rivalutata all’80%, ed è più della protezione di un vaccino anti-influenzale, che è del 50%.

Non volevo credere a Nathan. Ma non perchè è un nemico dovrei considerare panzana ogni cosa che dice.

Mi sono convinto dopo aver letto la documentazione, il modo in cui questo vaccino a mRNA messagero è fabbricato, e il modo in cui è fabbricato l’AstraZeneca è migliore, decisamente. In più lo producono qui in Europa, dove si presuppone che gli standard di qualità siano più affidabili che nel resto del mondo.

Capisco l’inversione di rotta ma …solo gli stupidi non cambiano idea.

Siete serviti.

huffingtonPost:

AstraZeneca. È una grande impresa bio-farmaceutica svedese e inglese, nata nel 1999 dalla fusione della svedese Astra AB con sede a Södertälje e Zeneca Group PLC, società inglese con sede a Londra. AstraZeneca è presente in circa 100 Paesi con circa 57.500 dipendenti. In Italia, AstraZeneca conta oltre 650 dipendenti, di cui oltre 150 occupati presso la sede centrale di Basiglio (MI) ed oltre 500 dislocati su tutto il territorio nazionale.

Il vaccino ChAdOx1 (anche chiamato AZD1222). Gli studi di base hanno messo in evidenza che la proteina Spike sulla superficie del virus SARS-CoV-2, che causa la Covid-19, svolge un ruolo chiave nel permettere al virus di infettare le cellule umane. Pertanto, la maggior parte dei nuovi vaccini è basata sull’attivazione di una risposta immunitaria diretta verso la proteina Spike. Per fare entrare nelle cellule umana l’mRNA della proteine Spike, il vaccino dell’AstraZeneca utilizza un adenovirus inattivato di scimpanzé. Quando l’adenovirus, incapace di replicarsi, infetta una cellula umana, l’mRNA entra nella cellula e attiva la produzione temporanea della proteina Spike che, una volta riconosciuta dal sistema immunitario, attiverà la reazione dei linfociti e indurrà la produzione di anticorpi. Un vantaggio non piccolo connesso a questa tecnologia consiste nel fatto che i vaccini basati su adenovirus non devono essere conservati a -80°C come quello di Pfizer, ma possono essere mantenuti nei normali frigoriferi a 4° C come quello che tutti abbiamo in casa.

Altri vaccini basati su adenovirus. Oltre dal vaccino dell’AstraZeneca, numerosi altri progetti di vaccini utilizzano gli adenovirus come trasportatori dell’mRNA che codifica la proteina Spike del virus della Covid-19. Il vaccino Ad5-nCoV della cinese CanSino Biologicals utilizza come vettore dell’mRNA l’adenovirus umano di tipo 5 (Ad5). Invece, il vaccino messo a punto negli Stati Uniti dalla Johnson&Johnson, l’AD26CoVs1, utilizza come vettore l’adenovirus umano di tipo 26 (Ad26). Il vaccino russo, lo Sputnik V messo a punto dal Gamaleya Res. Inst., usa entrambi gli adenovirus (Ad5 ed Ad26), l’uno nella prima iniezione e l’altro nell’iniezione di richiamo.

Perché utilizzare gli adenovirus di scimmia? Un serio limite nell’utilizzo degli adenovirus umani Ad5 o Ad26 come trasportatori delle mRNA, consiste nel fatto che questi vettori virali funzionano male nelle persone che hanno sviluppato anticorpi contro questo tipo di adenovirus. Gli adenovirus umani, infatti, causano comunemente infezioni, anche molto lievi, dell’apparato respiratorio. Così, se una persona, a causa di una infezione avuta prima della vaccinazione, ha sviluppato anticorpi contro quel tipo di adenovirus, questi anticorpi possono bloccare l’adenovirus del vaccino, rendendo inefficace la vaccinazione. Per superare questo limite, nel vaccino dell’AstraZeneca viene appunto utilizzato come vettore non un adenovirus umano, ma un adenovirus di scimpanzé, verso cui è assai improbabile che una persona abbia sviluppato anticorpi.

Chi ha avuto l’idea di utilizzare gli adenovirus di scimmia? L’idea di utilizzare adenovirus di scimmia (scimpanzé o gorilla) come vettori dell’mRNA risale agli studi del Prof. Riccardo Cortese, scienziato di fama internazionale e già docente dell’Università di Napoli Federico II, morto nel 2017. Nel 1997, il Prof.Cortese ha fondato e diretto fino al 2006 l’IRBM di Pomezia, dove ha ha portato avanti esperimenti sull’utilizzazione degli adenovirus, ed in particolare degli adenovirus di scimmia, come vettori per i nuovi vaccini da mettere a punto in tempi molto rapidi. L’eredità di conoscenze tecniche e di brevetti lasciati dal Prof. Cortese sono stati alla base dell’iniziale collaborazione dell’IRBM con l’AstraZeneca e l’Università di Oxford nella messa a punto del vaccino ChAdOx1, che utilizza appunto come vettore un adenovirus di scimpanzé per fare arrivare nelle cellule umane l’mRNA della proteine Spike. Collegato alle esperienze del Prof. Cortese è anche il candidato vaccino anti-Covid-19, ora studiato in Fase 2 dalla ditta di biotecnonolgie ReiThera, un’altra impresa italiana che sta portando avanti un vaccino basato su un adenovirus di gorilla.

corriere:

Veneto 5.000 segnalazioni da cittadini vaccinati. «Non poche, – commenta Moretti – ed è un elemento positivo. Oltre il 95% segnala eventi leggeri. E per il restante 5% parliamo di “eventi gravi” vale a dire episodi febbrili sopra i 39, 39 e mezzo. Tutti sintomi che si esauriscono in qualche giorno e non lasciano traccia». Anzi, a voler essere pignoli, l’effetto collaterale più temuto di Pfizer, la paresi facciale temporanea (che si risolve comunque in qualche ora) non è fra gli effetti collaterali di AstraZeneca.

C’è poi da setacciare con cura le segnalazioni: «Una signora vaccinata riportava una tachicardia 8 ore dopo il vaccino con aumento della pressione. Di fatto, “si è sentita morire” ma non è mai stata in pericolo» racconta Moretti. Infine, resta sempre la possibilità di reazioni allergiche motivo per cui dopo l’iniezione si resta in osservazione un quarto d’ora. Perché, allora, tanta paura prima di aderire alla vaccinazione con AstraZeneca? «AstraZeneca, sulla cui efficacia si è discusso a lungo – spiega Moretti – ha una storia più travagliata di Pfizer o Moderna. Nel corso dei trial (le sperimentazioni ndr) si era approvata la mezza dose, il dato di efficacia sembrava più basso rispetto agli altri due vaccini. Ora, invece, è stato rivalutato ed è oltre l’80%. Ed è tantissimo, per il vaccino anti influenzale ci si ferma al 50% ed è comunque utile perché attenua i sintomi e impedisce la diffusione dell’influenza. È chiaro che con efficacia oltre l’80% parliamo di un vaccino valido. Com’è altrettanto chiaro che per persone più anziane, diabetiche, più fragili, si cerca di utilizzare Pfizer e Moderna che hanno quella piccola differenza di efficacia in più». Nulla di cui preoccuparsi dunque ma, spiega ancora Moretti «il rovescio della medaglia dopo tanto discutere è che si ha più paura e questo è un problema. Invece le due diverse biotecnologie utilizzare da Pfizer e AstraZeneca portano allo stesso risultato: la produzione della spike. Anche lo Sputnik usa un vettore simile a quello di AstraZeneca, anzi, ne usa due nelle due diverse iniezioni. Sono approcci diversi ma ciò che conta è misurare l’efficacia del virus».

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