Caso Vannini : Giustizia è Fatta, Condannati in Via Definitiva Ciontoli e Famiglia a 9 Anni. Il Ruolo dei Servizi Segreti e Una Storia Simile che ho Vissuto in Prima Persona

_χρόνος διαβασματός : [ 4 ] minutes

 

Esistono Miliziani che credono ancora oggi di essere al di sopra della legge, molti di essi lo credono fermamente, uno che invece lo credeva con certezza si chiama Antonio Ciontoli.

Ciontoli lavorava per i servizi segreti, uno dei tanti miliziani scelti per raccomandazione e ruffianaggio tra i ranghi militari di questo paese. Non un professionista, non un uomo timorato dalle Legge Costituzionale e da Dio, ma uno che per il ruolo che ricopriva pensava di essere al di sopra della Legge, dei sospetti, del popolo.

Tanti come Ciontoli hanno questa convinzione, che è sempre un primo passo verso il tradimento del giuramento, considerato ormai alla steegua di una fastidiosa cerimonia DEL NULLA.

I miliziani negli ultimi decenni sono stati scelti non tra volenterosi uomini e donne che vogliono servire e amano questo paese ma solo da chi , sia attraverso amicizie e raccomandazioni, SI VOLEVA SISTEMARE A VITA CON IL POSTO PUBBLICO STATALE, e quindi godere di benefit sia ovvi dello Stato, sia di benefit d’accattonaggio sociale. Gli 007 del cazzo.

I Misteri del Caso Ciontoli, e La Mia Esperienza In un Caso Simile

Nessuno sa realmente cosa sia successo in quel bagno.
Ma possiamo ipotizzare.

Ciontoli voleva veramente fare uno scherzo a Marco, farlo spaventare mentre si rilassava nella vasca da bagno. Ma essendo un raccomandato, un polpettone senza patria ed identità nazionale da difendere, mentre metteva in scena il suo scherzo da commilitone ubriaco, aveva il colpo in canna, pensava forse di non averlo. Una pressione sufficiente al grilletto per far partire il proiettile è avvenuta, colpendo il povero ragazzo.
Cosa fare dopo? Cosa fa uno delle tante migliaia di raccomandati e culi da posto fisso che ci ritroviamo nella Difesa? Minimizza, cerca di depistare, si inventa qualcosa on the fly, sposta il bossolo in camera da letto, si spreme le meningi cercando di creare, di inventare una storia, un castello, credibile o poco credibile, sperando , quasi con certezza, che il suo rango istituzionale lo scudi da quello che sarebbe avvenuto.

Ora vorrei che capiste che questo è il TIPO di DEFICIENTI CHE IN MAGGIORANZA CI RITROVIAMO NELLE NOSTRE STRADE E DIETRO LE SCRIVANIE DELLO STATO.

Nulla sarebbe avvenuto di tutto questo se il Ciontoli:

1. Chiamava i Soccorsi immediatamente.
2. Raccontava la verità.

Marco sarebbe ancora vivo. Ciontoli e la sua famiglia non sarebbero in carcere.

Una volta anch’Io ho rischiato di morire proprio come Marco Vannini.
Un mio ex compagno di classe, che oggi fa l’avvocato penalista, portò a scuola, eravamo al 5° anno di Liceo Scientifico, la pistola di ordinanza del padre Maresciallo della Guardia di Finanza, e durante la ricreazione dopo aver tolto la sicura e caricato il colpo in canna, per “scherzo” mi puntò e appoggiò la pistola sulla tempia per diversi interminabili minuti, tra il terrore degli altri alunni. Un vero shock. Desistette dal suo “scherzo” senza alcun intervento di terzi. E Io non lo denunciai per non rovinarlo, e per riverenza verso le Istituzioni. Oggi, ripensando alla vicenda Vannini, me ne pento, amaramente.

Money.it:

Antonio Ciontoli è il principale protagonista dell’omicidio Vannini, uno dei casi di cronaca nera più controversi degli ultimi anni. Ciontoli, ex militare, è stato accusato di aver ucciso il 20enne Marco Vannini. L’omicidio è avvenuto a Ladispoli circa 5 anni fa, ma l’esatta ricostruzione dei fatti è ancora un mistero.

Stando alle dichiarazioni di Federico Ciontoli, figlio di Antonio anche lui indagato, il giovane avrebbe tardato a chiamare i soccorsi poiché “mio padre diceva che Marco si era spaventato per uno scherzo.”

Antonio Ciontoli è un nome di cui si sente spesso parlare in tv. Infatti è stato considerato l’artefice dell’omicidio del giovanissimo Marco Vannini, fidanzato della figlia Martina Ciontoli, che si trovava a casa sua, a Ladispoli, la notte dell’incidente mortale.

Nato a Caserta, Antonio Ciontoli ha 51 anni ed è un ex maresciallo della Marina militare in carico al Rud (Raggruppamento Unità Difesa dei servizi segreti). I giudici lo hanno ritenuto il principale responsabile della morte di Vannini, che è avvenuta per lesione da arma da fuoco dopo ore di stenti. Secondo Ciontoli, il colpo di pistola che ha ucciso il ragazzo sarebbe partito per sbaglio.

Impossibile ricostruire con esattezza il caso Vannini, poiché vi sono importanti omissioni, buchi e incongruenze. Partiamo da quello è certo: l’omicidio di Marco Vannini è avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, nella villa di Antonio Ciontoli, padre della sua fidanzata Martina. Il ventenne stava facendo un bagno in vasca quando è partito il colpo, per poi essere lasciato agonizzante per tre ore. Oltre al padre e alla figlia, in casa quella sera erano presenti anche la moglie di Ciontoli, Maria Pezzillo, il fratello Federico Ciontoli e la fidanzata Viola Giorgini.

Come se il tragico omicidio del figlio ventenne non bastasse, per i genitori di Marco arriva anche la beffa: la famiglia Ciontoli dopo la condanna in Appello a 5 anni e 200mila euro di risarcimento ha venduto tutte le proprietà e chiuso i conti in banca. Al momento la famiglia Vannini ha già versato 3mila euro di anticipo sulle tasse da pagare per il risarcimento, di cui però non se ne vede nemmeno l’ombra.

Non solo.

Martina al centro, tra la madre e il padre Antonio Ciontoli

Sembra che la fidanzata di Marco, Martina, che al tempo aveva 19 anni, doveva amarlo alla follia, un amore talmente pazzo da ascoltare il diktat di suo padre in quelle fatidiche ore: cioè “non chiamare i soccorsi, perchè il babbo agente segreto si inventerà qualcosa e li farà uscire da quell’inghippo“, ora ha un figlio.

Questa storia dimostra che nessuna donna può sapere cosa significa amare un uomo prima di almeno 30 o 40 anni, ma che può uccidere , o concorrere ad uccidere, un uomo ben prima di queste età.

Da qui con disgusto posto la lettera a Martina Ciontoli della Redazione di Un Giorno in Pretura, una trasmissione televisiva dei servizi segreti finanziata con i soldi pubblici:

“Cara Martina Ciontoli,
ti vogliamo far sapere che siamo assolutamente in disaccordo con questo accanimento mediatico che, non si capisce perché, vorrebbe la vostra morte civile.
E’ un segno dei miseri tempi che stiamo vivendo, dove l’odio e il rancore prendono il sopravvento su qualsiasi altro sentimento.
Ci auguriamo che il nostro lavoro riesca a riportare la tragedia vissuta (perché tragedia è) alle sue reali dimensioni.
__________________________________________Roberta Petrelluzzi”

 

Che vergogna assoluta, l‘epitome del fango sociale di Stato: dare solidarietà ad un’assassina condannata a 9 anni di carcere.

L’odio e il rancore o la giustizia?

Ecco cosa fanno e cosa dicono le nostre Istituzioni, seppur rette ancora, grazie alla condanna definitiva a 9 anni per i famigliari assassini, e 14 per l’assassino materiale di Marco Vannini, da pochissimi uomini, e pochissime donne, ancora fedeli al Giuramento di Lealtà e Fedeltà alla Repubblica Italiana.

Marco con la mamma che non ha mai smesso di cercare Giustizia per il figlio, barbaramente ucciso da un incompetente raccomandato agente segreto del cazzo e che ha pure coinvolto la propria famiglia nel turbine e panico della sua idiozia criminale.

Leave a Reply