The Motive : Il Documentario Sulla Strage di Ein Karem in Israele Fornisce Una Possibile Spiegazione del Suo Mistero

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Il momento topico del documentario è sicuramente stato quando un ufficiale della scientifica ha confidato alla moglie, dopo aver visto il ragazzo, che “può benissimo sembrare uno dei nostri figli“. Un ragazzino d’oro e freddo assassino spietato al tempo stesso.

theDailyBeast:

In un venerdì sera piovoso in inverno 1986, la polizia è stata chiamata in una casa nella città di Ein Karem, appena a sud di Gerusalemme. Lì, hanno scoperto una scena orribile: Nissim Cohen e sua moglie Leah erano stati colpiti da una gamma di proiettili mentre giacevano nei loro letti, e al piano di sopra, le loro figlie adolescenti Anat e Shira avevano incontrato lo stesso destino.Il Capo del Gerusalemme Police Department Youth Investigator, Avi Samuel, ha escluso rapidamente il terrorismo dal contesto (perché questo era stato fatto tranquillamente, e senza alcun collegamento con una causa politica) e il furto con scasso (dal momento che non erano stati presi oggetti di valore). I suoi pensieri si sono dimostrati corretti quando una parola è uscita dalla bocca di un ragazzo di 14 anni, unico sopravvissuto all’eccidio, e rifugiatosi dai vicini.
Il ragazzo di 14 anni aveva chiesto di imparare come usare un fucile M16 la settimana prima degli omicidi, che apparteneva a suo padre di 44 anni, che era in congedo dalla riserva militare. Il ragazzo ha usato successivamente quell’arma per porre fine alla vita di Nissim, Leah, Anat, e Shira, per poi rapidamente nascondere i suoi vestiti insaguinati nella lavanderia e correre dai vicini, dove ha offerto una storia che non ha mai mollato fino alla fine: quella notte a letto, aveva pensato ad una scena del duo Steve McQueen-Dustin Hoffman nel Film Papillon, a quel punto ha sentito alcune campane della Chiesa vicina e una voce che gli diceva di uccidere. Non importa quanti investigatori e specialisti si sono incontrati con lui per settimane e mesi, il ragazzo si è tenuto fermo a quella versione degli eventi, e senza segni di discordia domestica, problemi personali o qualsiasi altro potenziale catalizzatore, tutti hanno semplicemente gettato le loro mani al mistero irrisolvibile. Dopo  che The Motive è stato trasmesso in Israele alla fine dello scorso anno, l’identità del ragazzo ormai cresciuto è apparentemente stata divulgata sui social media, ciò ha causato il suo licenziamento dal posto dove lavorava.

Vorrei puntualizzare che al padre ha sparato in modo da cavargli entrambe le arcate oculari, in buona sostanza gli ha spappolato l’intera parte superiore del viso, mentre alla madre ha sparato sulla guancia, come per baciarla un’ultima volta. Poi è salito di sopra, le sorelle benchè già addestrate nell’esercito sono rimaste nei loro letti, e l’assassino non si è frenato un attimo prima di finirle entrambe con colpi al volto.

Fu un’entità verde ad ordinarmi di farlo, non ero Io“, questa spiegazione, secondo il ragazzo, doveva schermare la sua freddezza, il suo non mostrare alcun sentimento nè di pentimento, nè di dolore per la perdita della sua intera famiglia per tutto il tempo trascorso in carcere, nei tribunali, negli ospedali.

L’avvocato che lo difese si è dato una spiegazione che , a suo dire, farebbe incastrare ogni pezzo del puzzle ma non può rivelarla perchè questo andrebbe contro la sua deontologia professionale. A sentirlo parlare, specialmente quando dice che ha difeso e fatto assolvere persone che lui sapeva di essere veramente colpevoli, non posso non dire che questo signore è un autentico professionista, uno che sa il fatto suo, dalla parte del cliente prima di tutto e nonostante tutto. Encomiabile. Aggiungerei inattaccabile, ma non tutti capiscono cosa sia la coerenza.

Il ragazzo prese solo 9 anni di carcere. Tutti lo hanno descritto per la sua età come un autentico genio, anche spiritoso, e gentile, “privo di peccato“. Il ragazzo è sempre stato molto religioso. Nella religione ebraica i concetti di “perdono” e “vendetta” sono affini con quelli descritti nelle violenze sistematiche dell’Antico Testamento. Peraltro affinità non dissimili da quelle provate da qualche giovane osservante e credente cristiano verso il peccato o i crimini peccaminosi che si è costretti a subire per mano altrui.

Il documentario fa infatti scoprire che il padre era in realtà un violento, quindi aveva un carattere nascosto, una personalità nascosta. Dominava la famiglia, nel senso che terrorizzava la famiglia, ma pare non il piccolo e giovane rampollo, il favorito.

Che ipotesi si possono fare?

Il padre praticava l’incesto con le figlie nel silenzio-assenso della moglie? Ma allora le sorelle erano vittime perchè ucciderle?

Ed invece se il padre violentava il ragazzo nel silenzio-assenso di madre e sorelle? Queste provavano un senso di timore reverenziale verso il primo, tale da essere costrette a tacere per evitare ripercussioni pesanti. Sicuramente questa potrebbe essere una vera spiegazione del padre e i suoi occhi cavati via, e la fine sequenziale del resto della famiglia.

Il giovane non ha voluto raccontare la verità perchè questa avrebbe svergognato la sua famiglia, ed in ultimo anche lui stesso. Il pregiudizio lo avrebbe massacrato nonostante un motivo plausibile e vero fosse stato dato in pasto all’opinione pubblica per attutire la sua posizione. Ha scelto di mantenere il segreto, e non era disposto a provare rimorsi per chi lo aveva direttamente o indirettamente scaraventato in un mondo di peccato inaccettabile.

Tuttavia il pregiudizio su di lui per quello che ha fatto, per come il documentario racconta, e per come lo fanno i giornali, ed oggi i social-media, non finirà mai, vivrà da nascosto la sua vita nella sua terra, la sua “vita segreta” assimilabile alla sua stessa strage compiuta per un “motivo segreto”.

 

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