Cinema : Rivisitando Ancora Una Volta Eyes Wide Shut o Sognandoci Ancora Una Volta Dentro L’Abisso dell’Anima

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Kubrick morì in circostanze misteriose solo sei giorni dopo aver consegnato la copia finale del film alla Warner Brothers, privata di alcune scene.

Eyes Wide Shut è pieno di simboli ed indizi che compongono come un biglietto da visita degli Illuminati, il gruppo sinarchico e oligarchico di sovrani globali, che credono nel dominio per diritto di nascita e che governano questo pianeta usando il “pugno di ferro” in un metodologia ristrettamente fascista di divisione e conquista , divide et impera, e il “guanto di velluto nero”.

Tom Cruise Mapother IV e Nicole Kidman, i protagonisti, si sono sposati durante i tre anni necessari per girare il film, ma hanno divorziato subito dopo che il film fu completato. Entrambe le star hanno firmato un contratto a tempo indeterminato,

in cui si sono resi disponibili per tutto il tempo necessario a Kubrick al fine di completare il film. Infatti i 15 mesi delle riprese di Eyes Wide Shut sono inclusi nel Guinness Book of World Records, per le “riprese cinematografiche più lunghe e costanti” di qualsiasi film della storia di Hollywood, includendo una durata ininterrotta di 46 settimane. Ad esempio, Tom Cruise è stato filmato 90 volte per girare una stessa scena, cioè mentre attraversava una porta, credo nella sequenza a casa del suo paziente deceduto, un altro singolo record.

Questo film è una metafora avanzata dei nostri tempi, la contraddizione dualistica dell’essere umano, già affrontata da Kubrick in Full Metal Jacket.

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Tutto ciò che vediamo o sembriamo è solo un sogno nel sogno?“, Edgar Allan Poe

Il film appare ai neofiti solo come una storia sul sesso e la fedeltà coniugale, la monogamia e la fantasia sessuale, ma tutto ciò è solo uno specchietto per le allodole. L’intero film è una sala di specchi, cioè dualità. Noi non siamo quelli riflessi nello specchio, quella è l’apparenza di quello che siamo in superficie, internamente ci sono abissi e oceani incolmabili, e si fluttua tra questi mondi e le loro stelle..

Mio Dio….è pieno di Stelle

Dopo l’inizio del film, il Dr. William Harford e la sua adorabile moglie Alice partecipano a una festa di Natale tenuta da Victor Ziegler e sua moglie Ilona nella loro casa, e quel che attira l’attenzione sono le strane decorazioni appese alle pareti. Kubrick tutto è nei dettagli.

Una stella a otto punte con un anello di Saturno intorno al centro, stella di Ishtar, o di Davide, o pentagrammi, secondo dei punti di vista, poichè lo stesso simbolo usato innocentemente da un gruppo nelle apparenze, nella superficie, viene anche usato in maniera differente dallo stesso gruppo sotto la superficie, nell’underground.

È un modo per dire che ciò che è sopra di noi nei cieli è lo stesso di ciò che risiede in noi nel corpo umano; un principio scientifico che ha dimostrato di essere vero fino al livello della fisica quantistica.

E sotto di noi?

Alla festa a casa degli Ziegler, mentre sua moglie Alice viene avvicinata dall’ungherese eccentrico Sandor Szavost, il dott.Harford viene portato via da due splendide modelle, e lui chiede loro dove lo stanno conducendo, e le modelle rispondono: “Alla fine dell’arcobaleno“. L’arcobaleno a sette colori è usato come dispositivo ipnotico. Douglas Monroe, nel suo libro di magia druidica, descrive l’arcobaleno nel seguente modo: “L’arcobaleno è un vero segno di magia, esiste in entrambi i mondi contemporaneamente!“. Ma nessuno sa esattamente dove finisce l’arcobaleno, e questo significa che il desiderio di scovare quel luogo così intrigante e che nasconde tesori inestimabili, il desiderio di avere nel proprio letto la donna dei sogni, o l’uomo dei sogni, alla fine non porterà a nulla se non a confrontarsi con il proprio Io, e spesso pagare “conseguenze spiacevoli”.

L’arcobaleno è anche un simbolo satanico.

Un’altra curiosità interessante è il nome della piccola figlia del Dr.Bill e Alice Harford, Helena, come Helena Petrovna Blavatsky ? Perchè furono tagliate alcune scene della deliziosa famiglia Harford al lago?

L’uso di Fidelio come password per entrare al ballo in maschera è un esempio di un dispositivo letterario noto come prefigurazione, un termine che si riferisce ad indizi che forniscono un assaggio di ciò che verrà. Fidelio, unica opera di Beethoven, è la storia di una donna che salva suo marito dalla morte in una prigione.

Bill deve passare attraverso sette persone per entrare in quello che Kubrick ha chiamato “L’Abisso”, ossia le Sette Porte dell’Inferno – o i sette anelli che circondano l’Inferno di Dante: due uomini fuori da Mentmore Towers, un uomo alla porta principale, un uomo nel vestibolo (dove Harford dà la password una seconda volta), un altro che prende il suo mantello, mentre un altro uomo sta alla porta interna, e il settimo uomo mascherato in piedi direttamente fuori dal rituale stesso.

La musica che viene riprodotta durante questa scena è estremamente inquietante ed è stata scritta ed eseguita da Jocelyn Pook, il motivo musicale per la scena era originariamente intitolato “Backwards Priests“, ma poi è stata re-intitolato “Masked Ball“.
Questo pezzo può essere trovato nella colonna sonora del film, così come nel suo album intitolato “Deluge” (o alternativamente “Flood”).Un motivo positivamente ossessionante e che crea una tensione indimenticabile. Superbo. Il canto è di un prete rumeno che dà una messa in latino.

Nel trono del Sommo Sacerdote vestito di rosso c’è l’Uraeus, due teste di serpente sullo schienale della sedia, il simbolo malvagio di regalità che vuole spezzare l’infinito, o Ouroboros, e rimuovere la notte dal giorno.

Il Palazzo dove si svolge il rituale è Mentmore Towers, una delle tante proprietà dei Rothschild.


Le maschere utilizzate sono maschere veneziane che se ben ricordo avevano tutte un significato particolare reso in caratteristiche precise, cose che la maschera di Harford non possiede, credo sia per questo motivo che viene “smascherato” dopo poco dalla sua entrata nel rituale. Maschere nella vita di tutti i giorni e nella vita segreta di tutte le notti.

Un dettaglio un pò strano è la “luccicanza” di alcuni occhi di mascherati dopo che Harford viene smascherato. Non tutti hanno gli occhi neri, che nel gergo comune significa “Non tutti sono ebrei”.

Un caso se il nome di una campagna pubblicitaria della IBM si chiamava “Dreams”, e che la IBM ebbe un ruolo fondamentale ed unico nella catalogazione dei prigionieri dei campi di concentramento con la sua Hollerith?

Eyes Wide Shut è un’opera epocale artisticamente e significativamente enorme, che riassume l’intero ciclo cinematografico del regista che ha saputo modellare la luce e le luci come pochi prima, o se vogliamo, in una maniera del tutto inedita. Mai visto luci viola e/o rosa sugli alberi di Natale. Come mai avvertito la presenza di Dio nei suoi film.

Kubrick era ebreo, ed anche se non praticante ha traslato nelle sue opere queste sue origini in maniera innegabile. Ecco perchè le voleva fuori dal suo ultimo film. Quasi.

Frederic Raphael, che tra le altre cose creò la sceneggiatura di Eyes Wide Shut ricorda che Kubrick disse una volta “Hitler aveva ragione su quasi tutto“, e insistette che ogni traccia di ebraicità doveva essere cancellata dallo script di “Eyes Wide Shut”. Il bizzarro rapporto di Kubrick con la propria etnia ha profondamente turbato Raphael, ebreo anch’egli. Raphael fu così ulteriormente perplesso della lode criptica di Kubrick a Hitler, che non fu in grado di decidere se Kubrick stesse scherzando o meno . Raphael fu ugualmente perplesso quando Kubrick cestino’ la sceneggiatura di Schindler’s List. Raphael gli disse “Ma e’ un film sulla famosa lista di Schindler“, e Kubrick gli rispose: “Ma non scherzare.“. So che Raphael riferisce di aver sentito un’altra risposta, ma sarebbe meglio che non offendesse l’intelligenza e la cultura del suo amico.
Queste rivelazioni si trovano nelle pagine di Eyes Wide Open: A Memoir di Stanley Kubrick, di Raphael parlando del suo teso rapporto di lavoro di due anni con il solitario genio e amico regista ebreo, che ha vissuto in esilio volontario in un eremo nella campagna inglese. Raphael, uno scrittore prolifico e sceneggiatore premio Oscar, dipinge un solenne e interrogativo ritratto del leggendario regista di film come “Il dottor Stranamore”, “Arancia Meccanica” e “2001: Odissea nello spazio.“ Il Kubrick che emerge è il classico artista eccentrico come sorvegliante tirannico, ossessionato da dettagli minuti e apparentemente indifferente alle esigenze e alle opinioni di coloro che lo servono. Nell’estate del 1994, Kubrick invio’ a Raphael, che allora viveva in Francia, un romanzo da leggere e giudicare se fosse adatto per l’adattamento sullo schermo : “Dream Novella”, di Arthur Schnitzler. Ma nel segno della natura strana e segreta, Kubrick, si rifiuto’ di dire a Raphael l’identità dell’autore del libro. La novella di Schnitzler riguarda le stravaganti avventure extraconiugali di un ebreo di Vienna e di sua moglie. Kubrick volle spostare la narrazione in una moderna New York. Raphael fece così visita a Kubrick nella sua tenuta di campagna inglese. Qui Raphael non fece a meno di far notare all’amico di come la novella fosse “impregnata di ebraicità,” , per questo motivo Kubrick incarico’ Raphael di cancellare tutti gli spunti di ebraicità nel suo adattamento.
Raphael ipotizza che la comprensione di Kubrick per l’Ebraismo è fondamentale per capire l’uomo stesso. Si ipotizza che la propensione di Kubrick per la segretezza e la paranoia fosse dovuta alla paura di un estraneo di essere scoperto e braccato da “quelle persone”, cioè i Gentili. Per Raphael, Kubrick è “il sedentario Ebreo errante, che non mette radici al fine di fortificare le proprie difese interne.”, ed anche “L’ Ebraicità non è qualcosa che ci unirà,” Raphael scarabocchia sul suo taccuino. “Ma sara’ solo qualcosa che legherà me e lui. Gli ebrei sono spesso veri ebrei solo l’uno con l’altro.”

Ma quello che più colpisce quest’ultima opera di Kubrick per un discreto conoscitore dell’Ebraismo è la sensazione che ci fa provare il film dalla fine all’inizio: la nascita, la messa al mondo, la ricerca, e poi tutto svanisce. Una scala senza fine e senza inizio…o vuoto senza fine, il concetto escatologico racchiuso nel Talmud.
La conferma di questa mia impressione è nelle parole di Nicole Kidman, nello speciale incluso nel DVD, che alla domanda su cosa avesse provato nell’apprendere che Stanley Kubrick era morto racconta che le è sembrata così ingiusta la sua morte, per un uomo che aveva ancora tante cose da raccontare, da fare. Ed è proprio il senso del film. Ci sembra che questo film abbia qualcosa da dire, da raccontare e sia ingiusto che finisca così. E’ un “cerchio magico”. E’ l’Ouroboros. Il segreto della vita, una ricerca continua, senza fine, e senza Dio se non nell’apparenza.
Il desiderio appare quindi come la prima scintilla per l’innesco della ricerca, dell’avventura, ma questo porterà solo sui propri passi, non si possono vivere due vite diverse contemporaneamente se non nel sogno. E i sogni vengono interrotti, così come il Dottor Bill in ogni sua interazione. Noi siamo limitati, proprio come un sogno lo è, ma “Nessun sogno è solo un sogno”, afferiamone la consapevolezza.

Un ultimo particolare, di non poco conto, è il carattere di Mandy interpretato da due attrici anche se il film fornisce l’impressione che siano la stessa persona in realtà Kubrick usò un’altra attrice per il ruolo di Mandy al Ballo Mascherato, perchè a Kubrick piaceva di più il corpo di Abigail che quello di Julienne, quindi perchè non darle la parte completa? Quando il dualismo permette di scegliere veramente “entrambe le cose” sembra proprio il caso di concludere.