Revisionismo : Storie Palesemente False Come Misha e i Lupi Violentano La Memoria dei Sopravvissuti e Le Nostre Nuove Generazioni

_χρόνος διαβασματός : [ 6 ] minutes

 

Credere per partito preso a storie che sfruttano l’emotività e la compassione delle persone nella nostra era è realmente qualcosa di profondamente miserabile ma che fa capire quanto stupido sia l’essere umano che esce dalle nostre università e si appresta a fare parte della collettività come un componente produttivo.

I miei ex compagni di liceo si identificano in pieno in questa descrizione. Li ricordo ancora tremanti e carichi di emozioni raccontare in classe le loro baggianate storiche, ancora di moda purtroppo, ad esempio di come gli ebrei venivano tramutati in saponette, calze e copri lampade dai nazisti, un’assoluta menzogna, e la loro ottusa intolleranza verso ogni domanda che attraverso dissonanza cognitiva metteva in dubbio le loro stupide convinzioni, loro mi rispondevano: “Ignorante non hai visto il film?

E’ molto rassicurante in questo contesto sapere che proprio gli storici ebrei dell’Olocausto sono in realtà i più grandi alleati nello sfatare e nello scoprire le aberrazioni e le falsità abominevoli che dal dopoguerra ai nostri giorni sono spacciate come vere dai marxisti, ed anche dai viscidi mentecatti fascisti con queste loro fantasie che come bolle di sapone scoppiate ci permettono di vedere quanto tristi e di basso livello sono i loro animi e le loro menti.

Misha and the Wolves, Misha e i lupi, nonostante sia una storia completamente falsa, non vera, mai accaduta, è una storia bellissima.
Fosse stata pubblicata come semplice racconto non avrebbe creato gli immensi danni ai nostri fratelli e alle nostre sorelle sopravvissuti agli orrori della più spaventosa delle guerre del secolo scorso.

Ma non è l’unica storia falsa in cui i sentimenti vengono sfruttati su una materia delicata come l’Olocausto.

Nel documentario potete notare come fin da subito la Disney e Hollywood come i veri lupi famelici in questa storia si sono lanciati con interesse nel volere i diritti di Misha e i lupi, per propagandare , senza accertamenti, il tutto come vero e diffonderlo alle masse nel mondo senza sosta.

Nemmeno i governi di Israele e degli Stati Uniti oggi trattano bene i sopravvissuti dell’Olocausto. I 150000 sopravvissuti che vivono in Israele qualche anno fa subirono tagli e blocchi delle loro pensioni, anche negli Stati Uniti, anziani costretti a vivere rasentando la miseria. Pochissimi media parlarono di questa vicenda per il semplice fatto che questa avrebbe causato dissonanze cognitive nelle masse che si sarebbero poste una domanda : Perchè fate i film sull’Olocausto se poi nella realtà i sopravvissuti vengono emarginati e umiliati con le politiche dei vostri Governi?

Abbiamo già scritto di come Schindler’s List sia basato su falsi storici, e di come anche il Diario di Anne Frank sia stato in parte modificato ad arte dopo la morte della vera autrice, ma esistono tanti altri casi, e molto più ignobili, in cui la vera storia delle sofferenze di un popolo viene usata per scopi personali che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti.

Un altro famigerato caso che riguarda un c.d. “sopravvissuto all’Olocausto” è avvenuto di recente negli Stati Uniti.

Joseph Hirt, 90 anni, ha trascorso quindici anni a fare docenza nelle scuole americane sulla sua “fuga da Auschwitz,” ma che è stato svelato essere solo un bugiardo, un altro fantasista che ha inventato tutto di sana pianta.

La carriera di Hirt nel mentire e inventare storie sull’ “Olocausto” iniziò nel 2006, quando fu oggetto di un articolo del quotidiano Inquirer di Philadelphia.

L’articolo, dal titolo “Affrontare i fantasmi dell’Olocausto,” e archiviato sotto la sezione “odio razziale”, citò Hirt affermando che costui era cresciuto in una famiglia ebraica in Polonia, e all’arrivo dei nazisti venne deportato ad Auschwitz, gli venne tatuato il codice I94517 sul braccio, ma , secondo il suo racconto, venne “risparmiato dalla camera a gas perché si identificò come infermiere e fu messo in servizio presso l’infermeria del campo”.

Hirt continuò a spacciare nelle scuole, e in conferenze, questa storia per anni, fino a diventare uno dei preferiti narratori del circuito o serie “i sopravvissuti all’Olocausto”.

Nel dicembre 2014, riferì al Central Pennsylvania che nella seconda guerra mondiale era fuggito da Auschwitz dopo otto mesi, strisciando sotto un recinto elettrico; e che dopo la sua liberazione pesava circa 30 kg – “uno scheletro con la pelle.”. Hirt produsse fotografie di un uomo emaciato e sdraiato su una barella, sostenendo che quella persona nella foto era lui. Questa immagine è diventata uno dei suoi azionari oggetti di scena nelle sue ordinarie e consuete “lezioni” scolastiche.

Disse perfino di aver avuto un “faccia a faccia” con il cosiddetto angelo della morte, il dottor Josef Mengele, disse che aveva anche “partecipato alle Olimpiadi nel 1936 a Berlino con il padre dove ha visto Adolf Hitler rifiutare stringere la mano all’americano olimpionico Jesse Owens. ‘Il fatto che mi ha fatto un testimone della storia. Ero lì. L’ho visto ‘, ha detto Hirt. “

Altro falso storico. Hitler solo per poco non strinse la mano ad Owens. Adolf Hitler rimase entusiasta della prestazione di Owens e salutò Jesse Owens con la mano a distanza e Owens ricambiò, i nazisti che assistettero alle sue gare si alzarono in piedi per acclamarlo, stiamo parlando di circa 90000 persone. Owens dirà in seguito che fu molto compiaciuto dall’atmosfera nello stadio e perfino dal saluto di Hitler che almeno si era degnato di salutarlo al contrario del suo Presidente F.D. Roosevelt che non aveva voluto riceverlo al suo ritorno, non gli aveva stretto la mano, e nonostante fosse il campione americano che aveva surclassato il resto del mondo al suo ritorno negli Stati Uniti dopo le Olimpiadi fu costretto ad entrare dal retro nell’Hotel dove doveva soggiornare perchè dall’ingresso principale non facevano entrare persone di colore.

Ma ritornando a Hirt, nel 2016 un insegnante di una scuola della Pennsylvania, sentite le storie del “superstite” in prima persona, ebbe il coraggio e la capacità di mettersi alla ricerca della solidità delle affermazioni di questo c.d. sopravvissuto.
Andrew Reid, un insegnante di storia locale a Turin, New York, partecipò alla conferenza di Hirt il 15 aprile di quell’anno nella vicina Lowville.
Reid rimase colpito dalle discrepanze nella versione di Hirt degli eventi e nelle prove che Hirt forniva a sostegno del suo racconto.

Hirt sostenne di essere stato catturato dai nazisti e spedito ad Auschwitz nel 1941, riferendo in varie sessioni ufficiali che era scappato da Auschwitz nel Marzo del 1942 – e specificamente il 31 Marzo 1942, data ben ricordata per via del compleanno del padre.
Tuttavia Reid scoprì che il numero di prigioniero tatuato sull’avambraccio sinistro di Hirt apparteneva in realtà ad una persona polacca entrata ad Auschwitz nel 1944.

Reid affermò questo, citando funzionari del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau. Quegli stessi funzionari confermarono queste informazioni.

Il sito dell’ US Holocaust Memorial Museum svela anche la pratica di collocare i tatuaggi sulla parte interna dell’avambraccio in alto a sinistra dei prigionieri di Auschwitz, dove si trova quello di Hirt , non cominciò prima del 1943, cioè anni dopo il suo presunto arrivo nel campo.

Per quanto riguarda la fuga di Hirt, Reid scoprì  grazie ai funzionari del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau che ci fu un solo “evaso” registrato nei mesi in cui la presunta fuga di Hirt fu compiuta, e quella persona non era affatto Hirt.

La foto frequentemente mostrata da Hirt nei suoi impegni presso le scuole e le varie conferenze sul tema , foto che Hirt sosteneva come scattata da una guardia di Auschwitz e che mostra egli stesso emaciato e su una barella poco prima della sua fuga nel 1942, secondo Reid, è stata scattata da un soldato statunitense durante la liberazione del campo di concentramento di Dachau e non raffigura Hirt affatto.

Il documento di Reid si estese per molti altri punti , addirittura comprendendo citazioni critiche da parte di membri della famiglia di Hirt che dipingono la sua storia su Auschwitz come falsa.

“Le storie … sono invenzioni complete per quanto riguarda il materiale di Auschwitz,” ha rivelato Michael Hirt, un nipote di Joseph Hirt.

Reid : “Quando l’ho affrontato, ha praticamente sostenuto che le storie sono state estrapolate dal contesto, o che gli autori abbiano fabbricato le storie. Certo che non credo che questo … Forse potrebbe essere svergognato e arrestato, anche se, naturalmente, il danno è stato già fatto.

Reid respinse anche l’affermazione di Hirt di un incontro faccia a faccia con il dottor Josef Mengele ad Auschwitz prima del marzo del 1942, dicendo che “è ben documentato che Mengele non arrivo’ ad Auschwitz prima del Maggio 1943” , cioe’ più di un anno dopo la presunta fuga di Hirt.

Reid disse anche che Hirt ha falsamente affermato di aver assistito alle Olimpiadi del 1936 in Germania e era seduto abbastanza vicino per sentire Hitler denigrare la medaglia d’oro Jesse Owens, una cosa che tutti gli storici ora sanno che non è mai accaduta.

Raccontare bugie spacciandole per verità storiche ha creato e crea grandi mali sociali, brutture, distorsioni, confusione, caos.

Dalla storia fake delle saponette fino ad arrivare ad Hirt e Misha Defonseca ci sono state intere generazioni travisate da questi falsi racconti che fanno male in prima battuta proprio alle vittime della barbarie umana.

Chi secondo voi è responsabile della diffusione di queste storie?

Ovviamente i miei ex compagni di liceo, la loro razza, quelli che oggi siedono davanti alle scrivanie e che la società considera gente seria ed affidabile : giornalisti, professori, imprenditori, avvocati, politici, magistrati, consulenti, funzionari della Pubblica Amministrazione, ufficiali militari.

Ecco chi sono loro.

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